Il concept di fondo è quello di un disco da “dancing spaziale”, come affermato esplicitamente dallo stesso Viscogliosi, e questo si percepisce nel senso di vuoto che permea il lavoro, evidenziato dall’uso della drum machine, che però può piacere e non piacere. Viscogliosi fa del minimalismo la sua bandiera: i testi sono ridotti al minimo, e ripetono ossessivamente poche frasi. Esempio principe quello che forse è il pezzo migliore della raccolta, “Ancora”, il cui intero testo recita così: “Noi ce ne andiamo / ma noi ci vedremo”. Il tutto ripetuto per qualche minuto. E intenzionalmente. Viscogliosi costruisce “Spazio” su pochi strumenti acustici e su una elettronica da modernariato. Le sensazioni dominanti sono malinconia e pesantezza, quella pesantezza di certi pomeriggi padani in cui il cielo si fa lattiginoso e l’aria pare così densa che par quasi di doversi far largo tra di essa. È la ‘lattiginosità’ del Battisti anni ‘80, quello della svolta elettronica, ma senza la complessità testuale e armonica che contraddistingueva il ‘dio’ di Poggio Bustone.

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FABIO VISCOGLIOSI D

SPAZIO

SANTERIA
8016670847328
CD
12-05-2003
Disponibilità immediata

€ 4,90
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